mercoledì 17 marzo 2021

SAN CASSIANO E LE ALTRE FRAZIONI POSSONO TROVARE EGUALE TRATTAMENTO A CASTELLARANO IN TERMINI DI TARIFFE

San Cassiano 
Chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano Martiri
La proposta di spostare sei frazioni da Baiso a Castellarano, non è stata certamente una provocazione politica, ma bensì una ragionata analisi che poggia solide basi sulle peculiarità del territorio interessato. San Cassiano, Debbia, Lugo, Levizzano, Muraglione e Ponte Secchia hanno un territorio certamente più conforme a quello di Castellarano, rispetto a quello di Baiso. 

Il Comune di Baiso che è parte integrante dell’Unione Tresinaro Secchia, ormai da qualche anno mostra interesse di posizionamento nella comunità montana, con qualche non troppo velato ammiccamento, di corteggiamento politico in tale direzione anche con la confinante Viano. Le peculiarità ad esempio di una frazione come quella di Muraglione, asse nevralgico delle stesse altre frazioni limitrofe, resterebbero pertanto completamente schiacciate da questo spostamento nella comunità montana.

Il Sindaco di Baiso Corti su San Cassiano e Levizzano ha poi dimostrato nell’intervista rilasciata alla Gazzetta di Reggio - c’è  da dire con ogni probabilità involontariamente - scarsa attenzione politica, di fatto facendo passare il concetto sbagliato che i due territori siano sostanzialmente campi per il pascolo e pareti rocciose per le frane. Il paesaggio che si staglia in quei luoghi invece si presta benissimo per essere tanto ricettivo, che promosso maggiormente in campo agricolo. 

San Cassiano per secoli e più precisamente dal 1490 al 1752 è stata un unicum amministrativo con Castellarano e Roteglia sotto il dominio degli estensi. La posizione di dominio sul Secchia rendeva il territorio di San Cassiano un baluardo importantissimo al pari di Castellarano nello scacchiere territoriale dell’epoca. Baiso come giustamente ha sottolineato anche lo stesso Sindaco Corti, garantisce oggi certamente vantaggi dal punto di vista delle tariffazioni IMU, rifiuti ed IRPEF, rispetto a Castellarano, ma questo non impedisce a quest’ultima di trovare una soluzione adeguata, qualora le sei frazioni passassero effettivamente sotto la sua giurisdizione. L’immutabilità amministrativa di un territorio non deve essere vista certamente come un dogma e i cambiamenti socio economici di un territorio determinano anche l’esigenza di razionalizzazioni e mutamenti, che anche solo dieci anni fa non erano avvertiti come necessari.

Accorpamento Comuni 
Proposta del 2013

Nel 2013, durante la campagna elettorale per le politiche, di cui ero in lista in Emilia-Romagna con Futuro e Libertà per l’Italia (FLI) per l’elezione della Camera dei Deputati, lanciai la coraggiosa proposta di passare dagli allora 45 ad 8 comuni in ambito provinciale e su quella direttrice non ho certamente cambiato idea in termini di funzionale razionalizzazione delle risorse. Lo scenario degli accorpamenti comunali, che sembrava dopo Ventasso essere in discesa, purtroppo ha visto una netta battuta di arresto, causa la pessima soluzione di accorpare San’Ilario d’Enza e Gattatico con Campegine, respinta giustamente dal referendum popolare. Un errore politico quello dell’accorpamento saltato alle urne, che fu figlio della scarsa lungimiranza e preparazione della sinistra di quei territori. Il fine resta pertanto certamente l’accorpamento dei comuni, tuttavia prendendo atto che i tempi non saranno certamente brevi, data la ritrosia al cambiamento è comunque necessario apportare cambiamenti funzionali agli attuali assetti territoriali.


Il sistema politico del comprensorio ceramico è certamente schiacciato su posizioni di retroguardia politica, di una ormai logora e consunta azione del Partito Democratico, più proteso al mantenimento dello statu quo che a cercare efficaci soluzioni, per un mondo che cambia e lo fa ad una velocità, che solo vent’anni fa era impossibile immaginare. Le stesse opposizioni, su questo tema potrebbero fare certamente di più e la recente proposta di spostamento delle sei frazioni in questione è stato per adesso avvertito come il classico “sasso nello stagno”.


La proposta di spostare quelle sei frazioni è stata comunque lanciata e a questo punto, anche dato l’interesse che ha smosso, sarà interessante capire se le forze politiche sapranno declinare nel concreto una risposta identitaria per quei territori. Perché dire che non ha senso lo spostamento non costa certamente nulla, ma motivarlo deve essere ragionevolmente argomentato. E ascoltare le istanze, le aspettative e le legittime richieste di chi abita quei territori è una cosa che impegna certamente anche la stessa Baiso, anche solo per migliorare la stessa qualità della vita.

 

Fabio Pederzoli

 

 


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