domenica 14 marzo 2021

INTITOLARE UNA VIA DI REGGIO EMILIA A GIOVANNI GENTILE

Giovanni Gentile (foto Wikipedia)

Giovanni Gentile fu l’ideatore e “padre” dell’Enciclopedia Italiana (Istituto Giovanni Treccani). Alla stesura della monumentale opera, chiamò a collaborare diversi intellettuali antifascisti; tale inclinazione liberale evidenzia chiaramente la matrice e la libertà intellettuale che lo muoveva. 

 

Egli criticò le leggi razziali e collaborò attivamente con personalità antifasciste; cosa questa che gli procurò non poche noie e aspre critiche da parte del regime fascista. Giovanni Gentile giova ricordare che non fu mai un’intellettuale organico del fascismo, ma semplicemente un filosofo inserito nel contesto del suo tempo. Le sue opere filosofiche e letterarie certamente trovarono anche ispirazione dal periodo fascista, ma non ne erano certamente propaggine. Il filosofo Gentile pensò per certi versi il fascismo come una sorta di estensione del Risorgimento italiano, in quanto ideologia continuatrice del sentimento irredentista.

 

Oltre al lavoro per la stesura dell’Enciclopedia Italiana, Giovanni Gentile va ricordato per aver dato il nome e soprattutto forma alla riforma della scuola; tale legislazione fu un balzo in avanti notevole e garantì un assetto all’Istruzione, dinamico e moderno. La centralità dell’istruzione classicae l’innalzamento al quattordicesimo anno di età della scuola obbligatoria i cardini principali di una riforma, che permise alfabetizzazione a classi sociali fino a quel momento sostanzialmente escluse dalla vita sociale del paese.

 

Le sue opere letterarie in campo filosofico sono ancora oggi riconosciute a livello internazionale, quale patrimonio culturale della scienza filosofica. 

 

Giovanni Gentile fu assassinato nel 1944 da un gappista partigiano in Firenze, in quanto ritenuto “colpevole” di essere fascista; da quei tragici e criminali fatti, una coltre vergognosa di silenzio è calata sulla sua figura. Un silenzio, che ha impedito all’Italia di poter onorare con i giusti riconoscimenti il più grande filosofo del novecento italiano. Nel 1994 (durante il primo Governo Berlusconi) il Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, l’On. Giuseppe Tatarella di Alleanza Nazionale, per i cinquant’anni dalla morte, dispose l’emissione di un francobollo commemorativo.

 

La richiesta, che pongo ai politici reggiani, di qualsiasi schieramento è di aprire un sereno dibattito sulla figura di Giovanni Gentile; una prova di maturità politica, che rimetta al centro il valore di un importante personaggio della storia italiana. Nel concreto sarebbe certamente auspicabile un gesto significativo, per iniziare realmente quella tanto agognata riconciliazione nazionale: intitolare una via a Giovanni Gentile nella città di Reggio Emilia.

Un gesto appunto significativo e di grande valore simbolico. Dibattito che spero nasca senza polemiche e strumentalizzazioni politiche. Un dibattito privo di colore, senza casacche e senza bandiere, che per una volta veda al centro la figura, la personalità ed il curriculum del personaggio. E’ giunto il momento di ridare Giovanni Gentile all’Italia, poiché le generazioni che verranno nascano in un paese meno lacerato da una divisione ideologica lontana, ormai del tutto anacronistica. 

Una speranza questa che dovrebbe pervadere tutti coloro che credono nella democrazia e nel rispetto dell’essere umano.

 

Citando lo scrittore e saggista Marcello Veneziani (Messaggero 4 marzo 2004 "Gentile, un’eredità da rilanciare"):
"... Gentile pensò il fascismo come il braccio secolare dell'Italia; il fascismo passa, l'Italia resta. ..."

Citando il filosofo Platone da Lettera VII:
"...nelle guerre civili non c'è tregua al male fino a che i vincitori, cessando di vendicarsi dei loro avversari, non metteranno fine a esili stragi e rappresaglie e torneranno padroni di sé stessi, stabilendo leggi uguali per tutti, vantaggiose tanto per i vincitori, quanto per i vinti".

 

Le motivazioni che permettono a pieno titolo una richiesta di omaggio con la conseguente intitolazione di una via a Giovanni Gentile, si ascrivono al senso stesso di quella giustizia, che dovrebbe essere faro comune della buona e sana società.

 

 Fabio Pederzoli



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